L’acqua di condensa è comunemente presente in tutti gli impianti di generazione di aria compressa, in quantità più o meno elevate, in proporzione al volume di aria prodotta ed in funzione della stagione e della zona geografica. Si va da 1 ml per metro cubo (Inverno in zona con clima temperato) fino a superare i 20 ml per metro cubo (zona tropicale).
Il compressore, come tutti sappiamo, comprime l’aria ambientale e di conseguenza comprime tutte le parti che la compongono, compreso il vapore acqueo.
Questo vapore acqueo, una volta introdotto nell’impianto ad aria compressa, tende a condensarsi formando acqua. Inoltre, in questo processo di condensazione, l’acqua si aggrega alla maggior parte degli inquinanti presenti nell’aria e alle micro particelle di olio, rilasciate dal compressore in fase di compressione, dando origine ad un’emulsione che può creare seri problemi, sia all’impianto che alle macchine ad esso collegate.
Tutto questo va gestito in modo opportuno ed il ruolo dei sistemi di scarico automatico della condensa è fondamentale.
La maggior parte della condensa prodotta dall’impianto (>60%) si raccoglie nell’aftercooler del compressore o nel separatore ciclonico. Un’altra consistente parte di condensa (>30%) viene generata nell’essiccatore frigorifero. La rimanente parte si raccoglie nei filtri in linea.
La condensa è prevalentemente composta da acqua. Negli impianti alimentati da compressori lubrificati si aggiungono alla condensa tracce di olio, con concentrazioni anche superiori a 2.000 ppm. Nel caso di impianti alimentati da compressori “oil free” non sono presenti oli ma la situazione non è migliore in quanto la condensa che ne deriva ha valori di ph <7 (acidi), con un elevato potere corrosivo.
Considerando poi che l’aria compressa è aspirata dall’ambiente del sito produttivo, nella condensa si aggregano micropolveri ed inquinanti di ogni genere.
L’elevata concentrazione di inquinanti richiede per legge un trattamento di depurazione delle condense che si può delegare ad aziende specializzate nel recupero di liquidi inquinanti oppure dotando il proprio impianto di un separatore acqua/olio a carboni attivi che, trattenendo gli oli e le altre sostanze inquinanti, permettono lo scarico dell’acqua depurata direttamente nella rete fognaria. Questa ultima soluzione risulta molto più pratica ed economica.
La circolazione della condensa nell’impianto è la prima origine di danni o usura anomala delle apparecchiature utilizzatrici di aria compressa, inoltre in alcuni processi produttivi, come ad esempio la verniciatura, i danni non si limitano ai macchinari ma si ripercuotono anche sulla produzione.
Un corretto scarico automatico dell’acqua di condensa nell’impianto di produzione e trattamento dell’aria compressa permette di aumentare notevolmente l’efficienza delle macchine utilizzatrici, limitandone l’usura e la manutenzione.
Esistono in commercio svariati sistemi di scarico automatico della condensa, con differenti tecnologie di funzionamento.
I sistemi più semplici eseguono uno scarico temporizzato: un circuito temporizzatore comanda alternativamente l’apertura e la chiusura di un’elettrovalvola, in funzione dei tempi di pausa/lavoro imposta sull’apposito pannello di programmazione. Questi sistemi richiedono una regolazione periodica dei tempi di scarico in funzione della stagione. Non esiste una regola di impostazione ottimale per tutto l’arco dell’anno in quanto un tempo di scarico x potrebbe essere eccessivamente lungo nei periodi freddi e secchi, generando elevati sprechi di aria compressa; per contro, lo stesso tempo x, potrebbe essere insufficiente per scaricare tutta la condensa prodotta nei periodi caldi e umidi, permettendo così che parte di essa raggiunga le utenze.
Esistono sistemi di scarico temporizzato più o meno semplici da programmare o addirittura sistemi autotaranti che regolano automaticamente il tempo di scarico ad ogni ciclo di apertura. Questo è reso possibile da un microsensore di presenza condensa, inserito nell’elettrovalvola di scarico: quando la concentrazione d’acqua nel flusso di scarico raggiunge livelli mini, il circuito temporizzatore si resetta automaticamente interrompendo lo scarico e limitando al minimo lo spreco di aria compressa, senza continue tarature stagionali (vedere il mod. AutoDrain).
Un’alternativa più performante la si trova invece nei sistemi di scarico condensa a controllo elettronico di livello. Questi sistemi sono definiti a “Zero Air Loss” quindi a zero spreco di aria compressa. Questo è possibile grazie alla presenza di un serbatoio di accumulo condensa, integrato nel prodotto, che prevede il monitoraggio del livello della condensa a mezzo di un apposito sensore. Il tutto viene gestito da un circuito elettronico a microprocessore, la cui funzione primaria è quella di comandare lo scarico controllato della condensa ogni volta che viene raggiunto il livello massimo, interrompendolo quando viene riportato al livello minimo. Inoltre sono presenti altre funzioni utili per gestire e monitorare le situazioni anomale, come ad esempio il controllo della formazione di sacche sifone che impediscono il rilevamento della condensa oppure lo sblocco automatico dell’inceppamento del prodotto ed in casi limite, la segnalazione remota di una situazione di allarme mediante la commutazione di un contatto elettrico “potential free”, opportunamente collegato al sistema di controllo dell’impianto.
Questi sistemi possono sembrare più costosi se ci si limita a comparare il prezzo di acquisto ma se si considera l’eliminazione di sprechi di aria compressa, nella maggior parte dei casi, nel medio/lungo periodo risultano più convenienti.
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